L'importanza dell'uomo, la dolcezza del linguaggio

Durante il Festival dei Diritti presso il Centro Servizi Volontariato,il 18 novembre scorso, contestualmente alla presentazione del progetto AdS della provincia di Pavia, l'avvocato Claudio Tagliaferri, autore del libro "L'Amministratore di Sostegno", ha dibattuto con la platea in merito ai risvolti sociali della Legge 6/2004 e circa la conseguente istituzione dell'AdS. Pubblichiamo il suo contributo.

L'amministrazione di sostegno è entrata a far parte del nostro ordinamento giuridico con la Legge 9.1.2004 n. 6. Il più grande merito di questa Legge è stato quello di avere reso protagonista l'uomo, con le sue debolezze, le sue inclinazioni, le sue aspirazioni, i suoi rifiuti, le sue richieste e le sue esigenze, uomo che è andato così a sostituirsi alla vecchia protagonista della tutela di una volta: la patologia.

Altro merito della riforma è anche quello di avere addolcito il linguaggio: non si parla più di "invalido" o "handicappato" o "diversamente abile" ma di persona priva in tutto o in parte di autonomia (in linea con il termine "persona disabile" ufficializzato dall'OMS nel 2001 e ripreso dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 30.3.2007, firmata da 82 Paesie ratificata dall'Italia con la Legge 3.3.2009 n. 18); non si parla più nemmeno di esame ma di audizione del beneficiario e si utilizzano i termini "protezione", "sostegno" o "cura" e non più quello di "limitazione".


Un abito su misura per il destinatario, anzi, un capo di fine sartoria. L'amministrazione di sostegno si configura come un vero e proprio "abito su misura" per il destinatario.

In questo senso la Legge 6/2004 ha espresso una rivoluzione che non è esagerato definire"copernicana", avendo messo la persona - e non più la malattia - al centro dell'Universo della disabilità, della vecchiaia, della depressione e di tutte le altre forme e manifestazioni del disagio umano.

E come sulla concezione copernicana hanno influito anche suggestioni umanistiche imperniate sulla concezione dell'uomo e della sua dignità ed elevazione spirituale, così l'emanazione della Legge 6/2004 è stata il frutto della finalmente riconosciuta importanza delle - a volte anche limitatissime - capacità del beneficiario, seguendone le inclinazioni personali e rispettandone le scelte esistenziali.

"Abito su misura" significa che il decreto di nomina dell'amministratore deve essere di volta in volta calibrato sul caso concreto prospettato al vaglio del Giudice Tutelare, tenendo conto delle inclinazioni e delle esigenze del beneficiario. Non si tratta più di un vestito da grande magazzino (come accadeva e come, de residuo, accade ancora oggi con l'interdizione o l'inabilitazione), ma di un capo di fine sartoria, che talvolta sconfina addirittura nell'abito firmato.

In effetti, abbiamo avuto la fortuna, nel corso del tempo successivo all'entrata in vigore della Legge (19.3.2004), di leggere decreti che hanno tracciato la strada nell'applicazione dell'amministrazione di sostegno. Mi riferisco, in particolare, a quei Tribunali grazie ai quali hanno trovato per la prima volta la luce, fra l'altro, il cd. "progetto di sostegno" (da mettere in pratica con la cooperazione della famiglia, del medico di base, dell'assistente sociale e/o dei servizi sociosanitari) e la figura del "coamministratore di sostegno" (a cui sono riservati compiti di particolare complessità tecnico-specialistica o che è chiamato ad affiancare l'amministratore di sostegno famigliare anziano o a sua volta malato) e le numerose pronunce nell'ambito della salute e del consenso informato.

Certo, l'applicazione è ancora un po' a macchia di leopardo nel territorio nazionale: passiamo da tanti Tribunali che ammettono l'amministrazione di sostegno anche nelle ipotesi più gravi di soggetti "perduti nel buio della loro mente" (Alzheimer all'ultimo stadio, demenza senile, gravi disturbi psicotici, ed altro), ad altri che le preferiscono l'interdizione anche in quei casi sì di incapacità di intendere e di volere, ma in relazione ai quali il patrimonio del beneficiario non è rilevante né l'attività di amministrazione complessa, così da far scivolare direttamente quei precedenti di giurisprudenza nell'ambito dell' "horribile visu et auditu".

D'altro canto, richiamando George Moore (The Bending of the Bough) "la strada sbagliata pare sempre la più ragionevole".

Esiste anche una zona intermedia, fra le due ipotesi sopra richiamate, che è quella nella quale il Giudice Tutelare ammette la persona all'amministrazione di sostegno ma senza emettere un provvedimento calibrato sulle sue esigenze. Si limita cioè ad attribuire all'amministratore di sostegno tutti i poteri di ordinaria e di straordinaria amministrazione. Direi che in questi casi, sia pure storcendo un po' la bocca, possiamo senz'altro accontentarci di quanto passa il convento, tenuto conto che l'obiettivo primario è quello di evitare l'interdizione o l'inabilitazione e che comunque, in corso d'opera, l'amministratore di sostegno può rivolgersi in ogni momento al Giudice Tutelare (art. 407, comma 4, cod. civ.) per far integrare o modificare il decreto di nomina.

avvocato Claudio Tagliaferri

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