Chi nominare AdS nei casi di parenti litiganti? Il commento ad una sentenza della Cassazione

Una delle questioni affrontate dalla Corte di Cassazione in questa recente sentenza commentata dall’Avv. Marina Verzoni, della Commissione Legale di OLTRE NOI..LA VITA, riguarda una situazione ricorrente presso gli uffici del Giudice Tutelare: allorquando tra i parenti in lizza per la carica di amministratore di sostegno vi siano dissapori, tensioni o veri e propri contrasti (approdati o meno che siano nelle aule giudiziarie), chi è bene nominare amministratore di sostegno? La domanda si pone altresì nei casi in cui la conflittualità parentale non sia accompagnata dalla candidatura dei parenti stessi o di taluno di essi alle funzioni vicariali.

La norma del codice civile che regola la scelta dell'amministratore di sostegno è l'art. 408.
Tale norma stabilisce che sia il giudice tutelare a scegliere chi nominare amministratore di sostegno, qualora manchi la designazione da parte dello stesso interessato o sussistano gravi motivi.
Tale norma prevede che il criterio fondamentale che deve seguire il giudice tutelare nella scelta dell'amministratore di sostegno è esclusivamente quello della cura e degli interessi della persona beneficiata (così: Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 26 settembre 2011, n. 19596). 
Nella scelta il giudice deve preferire, ove possibile, il coniuge non separato, la persona stabilmente convivente, il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella, il parente entro il quarto grado o il soggetto designato dal genitore superstite con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata.
L'elenco delle persone indicate dall'art. 408 c.c. deve essere interpretato nel senso che non contiene alcun ordine preferenziale né un carattere esclusivo.
La giurisprudenza ha già avuto modo di stabilire che la designazione dell'amministratore di sostegno è un atto del giudice tutelare, il quale ben può disattendere l'indicazione formale del beneficiario (giudice tutelare Tribunale Varese 28 Giugno 2012). 
Anche l'atto di designazione dell'amministratore di sostegno da parte del beneficiario non è dunque vincolante per il giudice tutelare, il quale avrà solo il dovere di muovere da quella designazione per poi, eventualmente, disattenderla indicandone i gravi motivi come previsto dalla norma in questione.
Il giudice tutelare ha quindi un margine di discrezionalità nella scelta: come detto deve tener conto esclusivamente della cura e degli interessi del beneficiario e, se ricorrono gravi motivi, può designare una persona diversa da quelle indicate.
Quali sono quindi i casi in cui è preferibile la nomina di un amministratore di sostegno "terzo"? La giurisprudenza ha stabilito che in caso di accesi conflitti tra i parenti è preferibile la nomina di un amministratore di sostegno esterno al nucleo familiare onde evitare che la conflittualità tra i membri della famiglia inibisca il corretto funzionamento della misura di tutela (in tal senso, g.t. Tribunale Varese 28 giugno 2012).
Oltre che nell'eventualità di conflitti, la scelta di un amministratore di sostegno estraneo alla compagine famigliare è avvenuta anche quando il familiare appare troppo preoccupato di garantire una corretta gestione del patrimonio e troppo poco - proporzionalmente - preoccupato della salute psicofisica della persona, troppo poco attento ai suoi bisogni e alle sue aspirazioni (g.t. Tribunale Trieste 19 febbraio 2007).
Ed ancora quando il beneficiario versi in rapporto di dipendenza/sudditanza psicologica nei confronti del familiare o del convivente (g.t. di Trieste; v. decr. 3 febbraio 2007).
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14190 del 5 giugno 2013, ha avuto modo di occuparsi della questione relativa alla opportunità, in alcune circostanze particolari, di nominare quale amministratore di sostegno una persona estranea alla famiglia del beneficiario.
Nel caso specifico, il giudice tutelare aveva ritenuto opportuno il conferimento dell'incarico a persona estranea alla famiglia della beneficiaria, in considerazione dei forti contrasti esistenti tra i suoi parenti. Nel merito erano emerse circostanze che confermavano l'esistenza tra i fratelli della beneficiaria e le loro famiglie di un grave conflitto che impediva ogni forma di collaborazione nell'interesse della donna.
La Cassazione non ha espressamente risolto la questione, in quanto nelle more il giudice tutelare aveva già sostituito l'amministratore di sostegno 'terzo' nominato con il fratello indicato dalla beneficiaria, e le doglianze sono quindi risultate inammissibili, per sopravvenuto difetto di interesse.
Va peraltro detto che pur in assenza di un orientamento della Cassazione, come visto i giudici si determinano nella scelta di un amministratore di sostegno esterno secondo quanto espressamente stabilito dalla norma qui in esame avendo riguardo esclusivamente alla cura e agli interessi del beneficiario, e tenendo opportunamente in considerazione ogni singolo caso concreto.

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