AdS e dipendenza da alcol: un decreto del Giudice Buffone di Varese commentato dall’Avv. Preda

L’opportunità di applicare l’istituto dell’Amministrazione di Sostegno anche all’ambito della dipendenza da sostanze alcoliche è una questione da tempo oggetto di dibattito in sede dottrinale e giurisprudenziale, ove si discute sul grado di incapacità dei soggetti dipendenti da sostanze e sulla misura più idonea a garantirne la migliore tutela, senza peraltro pervenire ad una soluzione univoca.
Il decreto del Giudice Giuseppe Buffone di Varese commentato dall’Avv. Matteo Preda mette in luce come l’applicazione dell’istituto dell’Amministrazione di Sostegno nel caso di discussione, sia stata una scelta non solo volta alla tutela degli interessi economici, ma anche e soprattutto al supporto ed alla agevolazione del percorso di recupero del soggetto fragile.

Il Tribunale di Varese ha recentemente avuto modo di interrogarsi circa l'opportunità di applicare l'istituto dell'Amministrazione di Sostegno anche all'ambito della dipendenza da sostanze alcoliche.
Si tratta di una questione da tempo oggetto di dibattito in sede dottrinale e giurisprudenziale, ove si discute sul grado di incapacità dei soggetti dipendenti da sostanze e sulla misura più idonea a garantirne la migliore tutela, senza peraltro pervenire ad una soluzione univoca. La risposta infatti non può prescindere da un'accurata analisi della fattispecie concreta e dall'individuazione degli interessi in gioco.
Ciò che vi è di certo è il riconoscimento dell'"importanza per le persone con disabilità della loro autonomia ed indipendenza individuale, compresa la libertà di compiere le proprie scelte" (1).
Entrando nel merito del caso di specie, il Giudice Tutelare del Tribunale di Varese, Dott. Giuseppe Buffone, ha ritenuto opportuna la nomina di un amministratore di sostegno (nella fattispecie, in particolare, un Avvocato) per una donna affetta da alcolismo, non solo al fine di curarne gli interessi economici, ma anche e soprattutto per agevolarne un percorso di recupero.
La pronuncia del Tribunale di Varese ricalca il sentiero tracciato da precedenti statuizioni (2), prima fra tutte il decreto del Tribunale di Catanzaro del 9 aprile 2009 che ha espressamente recepito i principi sanciti nella Convenzione di New York del 2006 sui diritti delle persone con disabilità.
Il Giudice Tutelare del predetto Tribunale, Dott.ssa Giovanna Gioia, ha infatti dichiarato di ritenere applicabile in via diretta la tutela prevista dalla Convenzione per le "persone con disabilità" anche alle "persone prive in tutto o in parte di autonomia, di cui al titolo XII del libro I del codice civile", fra le quali il beneficiario dell'Amministrazione di Sostegno. In particolare nella Convenzione è espressamente citato (Art. 12 comma IV) che "gli Stati devono assicurare che le misure relative all'esercizio della capacità giuridica rispettino i diritti, la volontà e le preferenze della persona, che siano scevre da ogni conflitto di interesse e da ogni influenza indebita, che siano proporzionate e adatte alle condizioni della persona, che siano applicate per il più breve tempo possibile e siano soggette a periodica revisione da parte di un autorità competente, indipendente ed imparziale o di un organo giudiziario."
È utile a questo proposito ricordare che per "persone con disabilità" si intendono "coloro che presentano durature menomazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali che in interazione con barriere di diversa natura possono ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con altri" (Art. 1 comma II, Conv. New York).
E ancora, secondo un'autorevole dottrina (3) sono da ritenere oggetto di Amministrazione di Sostegno i seguenti casi di disagio psichico:

  1. indebolimento delle facoltà intellettive, che non si traduca in una vera e propria malattia, sempre che non si tratti di un mero fatto episodico ma di uno stato d'alterazione o anomalia psichica, avente un carattere di stabilità;

  2. infermità mentale di tipo temporaneo;

  3. infermità mentale di tipo abituale, non grave al punto da rendere la persona totalmente inidonea alla cura dei propri interessi;

  4. infermità mentale abituale grave, allorché l'entità e la composizione del patrimonio della persona interessata non facciano apparire come indifferibile la misura dell'interdizione giudiziale.

In virtù di tale classificazione, la dipendenza da alcol pare pertanto potersi qualificare in termini di disturbo mentale: essa infatti è causa di un'alterazione delle capacità cognitive che, avendo un'incidenza diretta sulla vita dell'assuntore, gli impedisce di far fronte autonomamente alle proprie necessità.
Occorre ulteriormente evidenziare la circostanza che il Giudice Tutelare di Varese ha collegato l'adozione della misura dell'Amministrazione di Sostegno al consenso della beneficiaria, rendendola così partecipe della decisione e consentendo così l'esercizio della sua libertà di autodeterminazione.
La figura dell'Amministratore di Sostegno risponde infatti alla necessità di conciliare esigenze di tutela del beneficiario, dei suoi interessi economici e dell'integrità del suo nucleo familiare con il rispetto della sua volontà, conformemente al dettato costituzionale (4).
La stessa Corte di Cassazione individua nell'istituto in oggetto misura idonea a fornire "a chi si trovi nella impossibilità anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi uno strumento di assistenza che ne sacrifichi nella minor misura possibile la capacità di agire" (Cass. Civ., Sez. I, 12 giugno 2006, n.13584).
Ciò non significa, come sottolineato nel decreto in esame, che il consenso del beneficiario ne costituisca conditio sine qua non, bensì che il fine ultimo delle misure di amministrazione non è quello di essere "subite" dal beneficiario ma da questi "fruite" a suo vantaggio e interesse (Trib. Catanzaro, decreto del 9 aprile 2009). Questa caratteristica rappresenta peraltro uno dei tratti distintivi dell'Amministrazione di Sostegno rispetto alle misure più invasive dell'inabilitazione e dell'interdizione, cui va preferita qualora risulti idonea ad offrire adeguata tutela al soggetto debole.
Compito del giudice è dunque quello di individuare l'istituto che oltre a garantire la protezione appropriata alla fattispecie, assicuri per quanto possibile al beneficiario l'esercizio della sua capacità di agire (Corte Cost., sentenza 9 dicembre 2005, n.440).
In quest'ottica, i rimedi dell'inabilitazione e dell'interdizione devono essere considerati residuali ed eventuali: infatti la maggior flessibilità ed agilità della procedura dell'Amministrazione di Sostegno ne rende più funzionale l'applicazione alle esigenze del caso concreto, non potendosi individuare un criterio distintivo di carattere quantitativo, legato al grado di infermità mentale del soggetto.
Quanto alla specifica ipotesi di uso abituale di sostanze alcoliche, la linea di confine fra gli istituti dell'Amministrazione di Sostegno e dell'inabilitazione risulta poco chiara, spettando al Giudice Tutelare l'ultima parola sul punto.
Rimane comunque il fatto che la dottrina prevalente ritiene l'Amministrazione di Sostegno preferibile anche per soggetti che presentino i requisiti per procedere all'inabilitazione, e ciò proprio in ragione di una maggior adattabilità alle particolari esigenze del singolo beneficiario che la rendono funzionale a garantirne i diritti e le possibilità di iniziativa nell'ambito di un progetto condiviso.

(1) Convenzione sui diritti delle persone con disabilità sottoscritta a New York il 13 dicembre 2006 e ratificata dall'Italia per effetto degli artt. 1 e 2 della legge n.18 del 3 marzo 2009
(2) Vedi anche Trib. Venezia, Sez. Distaccata San Donà di Piave, decreto del 15 marzo 2010
(3) S. Delle Monache, Prime note sull'amministrazione di sostegno: profili di diritto sostanziale, in Nuova giur. civ. commentata, 2004, II, pp. 37-38
(4) Art. 32 comma 2 Cost.: Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

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