Inadeguatezza dell’amministrazione di sostegno per chi tenta ripetutamente il suicidio

 

Quando una persona mette in atto comportamenti pericolosi per sé e per altri, e rifiuta di curarsi, si deve ricorrere all’interdizione. Nel caso sotto riportato il Giudice Tutelare ha trasmesso gli atti al Pubblico Ministero perché valutasse la presentazione dell’interdizione.

Uno dei motivi per cui si si può richiedere la nomina dell'amministratore di sostegno è per il cosiddetto "disagio psichico". In alcune forme più gravi, le persone che ne sono affette, arrivano addirittura a tentare il suicidio. Per tali persone è necessaria una misura di protezione giuridica.
Al Tribunale di Milano, nell'estate scorsa, è stata presentata una richiesta di nomina di amministratore di sostegno per una ragazza affetta da psicosi cronica, con caratteristiche persecutorie tali da indurla ripetutamente a tentare il suicidio. 
Dall'anamnesi della persona interessata è risultato che da dieci anni aveva avuto diversi TSO. Le ultime condotte della beneficianda sono state di particolare gravità dato che la stessa ha cercato di incendiare o allagare la palazzina di tre piani di sua proprietà.
Il Giudice Tutelare di Milano, dott. Buffone, con decreto del 27.8.2013, ha rigettato la richiesta di nomina dell'amministratore di sostegno, ordinando la trasmissione degli atti al Pubblico Ministero perché valutasse la richiesta di interdizione. Nel decreto il Giudice ripercorre l'iter clinico della persona fragile, evidenziando il primo tentativo di suicidio risalente al 2001; altri tentativi si sono ripetuti nel tempo, sino a raggiungere livelli di rischio per l'intero tessuto sociale. Il Giudice Tutelare, nella motivazione, richiama la giurisprudenza pressoché unanime della Corte di Cassazione secondo cui si deve ricorrere all'interdizione in quei casi in cui la protezione giuridica dell'amministrazione di sostegno si riveli inadeguata, come nel caso in cui appaia necessario inibire alla persona fragile di compiere atti pregiudizievoli per sé. Parimenti, sempre secondo la Suprema Corte, l'amministrazione di sostegno è da escludere "per l'attitudine del soggetto protetto a porre in discussione i risultati dell'attività di sostegno nei suoi confronti". Osserva altresì il Giudice Tutelare che l'amministrazione di sostegno rischierebbe di pregiudicare in modo gravissimo la persona protetta in quanto le tendenze al suicidio "non potrebbero essere inibite prontamente ed in modo efficace". Il dott. Buffone conclude il provvedimento con una considerazione che centra appieno il sistema di protezione giuridica, affermando che: "In ipotesi del genere, insomma, è la misura di totale limitazione delle capacità di agire che deve essere applicata alla persona da proteggere: non certo per rievocare lo stigma che la coscienza contemporanea ripudia e la normativa di nuovo conio combatte, bensì per fornire una risposta di protezione più adeguata, efficace, con valenza giuridica".

 
 

 

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