Il vegano malato di Alzheimer che vuole mangiare solo polpette

 

Una persona che soffre di demenza ha libertà di scelta? Un caso accaduto in Svezia - un vegano con Alzheimer che vuole mangiare solo polpette - accende il dibattito sull’autodeterminazione delle persone affette da demenza che vivono in strutture residenziali. L’articolo apparso sul Corriere della Sera on line viene commentato dall’avv. Donatella Falaguerra.

Oscar, un signore svedese di 75 anni, attivista nel movimento vegano, malato di Alzheimer, è ricoverato in una casa di accoglienza in Svezia. La struttura, per accordi presi con la moglie ed in conformità con il vissuto di Oscar, gli serve solo alimenti vegani. Un giorno, per errore, gli vengono portate delle polpette di carne che apprezza molto: da quel giorno capisce che ha sempre mangiato in modo differente dagli altri e si rifiuta di mangiare solo verdura e frutta. 
Gli operatori non sanno come comportarsi dato che la moglie si oppone ad un'alimentazione diversa da quella che, secondo lei, avrebbe voluto il marito. Il caso è stato portato al Ministero Svedese della Salute dove un Comitato Etico si è pronunciato a favore della scelta di Oscar che deve essere rispettata dal personale della struttura e dalla moglie. 
La decisione ha diviso l'opinione pubblica in due : per un membro del Comitato Etico Oscar avrebbe diritto alle polpette di carne in base al principio che gli ospiti delle strutture devono poter essere se stessi. Per un docente di filosofia degli Stati Uniti, invece, Oscar non è libero di scegliere perché, soffrendo di Alzheimer, non è più in grado di autodeterminarsi, mentre la moglie, che ha vissuto trenta anni con lui, insieme agli operatori della struttura, avrebbe dovuto prendere la decisione. 
Il giornalista del Corriere pone alcuni spunti di riflessione: quali sono le priorità per garantire una buona qualità della vita a una persona malata di Alzheimer ospite in una casa di accoglienza? Quali possibilità di scelta può avere e sino a che punto rispettare i suoi desideri nei limiti di quanto riesce ancora a esprimerli? E questa capacità di «desiderare» può essere stata compromessa o ridotta dalla malattia? La risposta data dal giornalista consiste nel consigliare una grande attenzione per ogni persona, partendo dalla propria situazione, dalla sua storia, coinvolgendo anche i familiari. 
Viene naturale chiedersi: "se Oscar fosse stato un italiano con l'amministratore di sostegno che cosa sarebbe successo"? Probabilmente il conflitto tra le volontà del beneficiario e dell'amministratore sarebbe stato deciso dal Giudice Tutelare che, presumibilmente, seguendo la lettera della legge, avrebbe tenuto conto dei desideri attuali della persona fragile. 
In fondo se l'anziano vegano prova piacere quando mangia le polpette, perché togliergli anche quei pochi sprazzi di felicità che è ancora in grado di cogliere dalla vita?

 
 

 

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