Con a cuore il nipote

Ha partecipato al corso promosso dal progetto Ads in collaborazione con la cooperativa il Germoglio di Cassina de Pecchi, “per sfidare la preoccupazione sempre avuta nei confronti dell’amministratore di sostegno”, vissuta come una “complicazione”. Con in mente il nipote, persona con disabilità, fin dal primo incontro ha colto che l’Ads “è stata fortemente voluta da chi ha a cuore la persona in difficoltà sia essa anziana o disabile e che non si tratta di vietare atti e limitare azioni o di difendere patrimoni, ma di supportare e di proteggere”.

Quando ho saputo dalla Newsletter Sportello Disabilità della Regione Lombardia, che la Cooperativa "Il Germoglio" di Cassina de' Pecchi in collaborazione con "L'Associazione Oltre noi ...... la vita", avrebbero organizzato un corso formativo, riguardante la protezione giuridica per le persone fragili, ho pensato che era l'occasione giusta per sfidare la preoccupazione che avevo sempre avuto nei confronti dell'amministratore di sostegno.

Troppi retaggi legati all'interdizione, all'inabilitazione e poca informazione riguardante questo nuovo strumento di tutela, mi avevano sempre fatto rimandare il momento in cui confrontarmi con questa "complicazione".

Eppure mio nipote A. è per me una persona cara, con la quale sono cresciuta molto e al quale voglio molto bene. Già dal primo dei tre incontri previsti, ho compreso che la legge che ha istituito tale figura, è stata fortemente voluta da chi ha a cuore la persona in difficoltà sia essa anziana o disabile e che non si tratta di vietare atti e limitare azioni o di difendere patrimoni, ma di supportare e di proteggere.

L'avvocatessa che ha tenuto l'incontro/gli incontri, ha intuito che la platea era costituita da persone che volevano capire di più ed essere aiutate nel districarsi nell'inevitabile burocrazia che accompagna anche gli intenti migliori. Non a caso lei stessa è amministratore/ amministratrice di sostegno e la definizione che ci ha riportato di questa figura giuridica è che deve avere buona testa, buone gambe e buon cuore.

Questa descrizione spero sia condivisa da tutti i giudici tutelari che sono chiamati a decidere chi deve ricoprire tale ruolo, soprattutto quando non vi sono familiari disponibili.

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